Tutti gli articoli di Valeria Nava

Il bosco del sorriso

di Serena Colombo

Non è l’ambientazione di una fiaba per bambini né il titolo di un corso zen. Il Bosco del Sorriso è un luogo reale, che si può raggiungere percorrendo la Panoramica Zegna, una delle più spettacolari strade del nord Italia. Sul versante orientale delle Alpi Biellesi, fra la Valle Cervo e il comune di Trivero, negli anni Trenta Ermenegildo Zegna, imprenditore tessile del posto, piantò mezzo milione di conifere e nel 1993 fu istituita l’Oasi Zegna per lo studio, la tutela e lo sviluppo di quest’area montana. Da allora ci si arrampica su una serie di tornanti, si costeggia la valle dei rododendri fino a immergersi in boschi di abete rosso e foreste di faggi.

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Il sorriso sorge spontaneo di fronte alla meraviglia di queste valli, soprattutto in autunno quando si riesce ad ammirare lo spettacolo dei colori che cambiano, in tutte le sfumature del verde fino al giallo oro e al rosso, che con un termine ora di moda viene detto foliage e trova qui una delle sue espressioni più incantevoli.

Il Bosco del Sorriso, però, è molto di più. Arrivati a Bielmonte, dopo un antico edificio in pietra e legno sorto nell’Ottocento che oggi ospita la Locanda Bocchetto Sessera, ci si inoltra nella natura incontaminata dell’Alta Valsessera lungo un percorso ad anello di 4,8 km facile e per tutti, percorribile a piedi o in mountain bike nelle stagioni verdi e con gli sci da fondo durante l’inverno. Boschi di faggi si susseguono a gruppi di pini e macchie di betulle dove la vista spazia fino alle montagne della Val Sesia.

Forse potreste persino incontrare persone che abbracciano gli alberi. Pazzi? Eco-terapisti? Qui studi scientifici condotti recentemente hanno individuato un’area bioenergetica, dove i campi elettromagnetici emessi dagli alberi possono influire sullo stato energetico dell’organismo umano. Si conferma così la convinzione comune già dall’antichità che i boschi abbiano un effetto salutare per l’uomo sia a livello fisico sia a livello mentale. Come funziona?

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Basta percorrere il sentiero principale del Bosco del Sorriso e ci si imbatte in targhe che immergono i visitatori in un vero e proprio racconto di natura: non solo le caratteristiche botaniche, ma anche cenni storici sull’utilizzo che l’uomo ha fatto del legname e degli altri derivati come le bacche e la resina, e in posizioni raccolte si possono leggere ai più piccoli le originali Fiabe del Bosco, dedicate agli alberi e incise su leggii di legno.

Ma soprattutto si scoprono gli organi del corpo umano che godono dell’influsso bionergetico dell’albero davanti a cui ci si trova. Il consiglio è di sostare davanti ad alcuni esemplari ben identificati per almeno 10 minuti e assimilarne così gli influssi benefici. Ad esempio il larice (Larix Decidua Miller) all’inizio del percorso fa bene a prostata, ossa, pancreas, metabolismo, vescica; l’abete bianco (Abies Alba Miller) con il suo fusto elegante aiuta mucose, occhi, capelli, pelle, sistema immunitario, sistema nervoso, sistema cardiocircolatorio, reumatismi e orecchio; la betulla (Betula Pendula Roth) influisce su ovaie, utero, prostata, sistema linfatico, sistema nervoso, sistema cardiocircolatorio, intestino tenue, reumatismi; il faggio, qui grande protagonista, supporta ovaie, cistifellea, reni, reumatismi.

Sembra difficile da credere, ma in Giappone il “forest bathing” è una pratica antica e svolge un grande ruolo nella medicina preventiva: alcuni boschi sono dotati di caratteristiche biologiche che riducono stress e depressione, abbassano la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e potenziano le funzionalità del sistema immunitario per chi li attraversa. Specifici studi sulla vegetazione dell’Alta Valsessera hanno dimostrato scientificamente che la faggeta dell’Oasi Zegna ha un’elevata capacità di rilascio di sostanze volatili del fogliame, i monoterpeni, efficaci nello stimolare positivamente le difese immunitarie.

L’ideale sono quattro ore nel bosco intervallando il percorso con soste lungo i sentieri, meglio se ripetendo questa buona abitudine per tre giorni consecutivi se si ha la fortuna di poterlo fare. Insomma camminare nel verde fa bene alla salute e allo spirito, perché circondati dalla bellezza, dai profumi e dai rumori della natura, serenità e forza vitale sono assicurate. Così, col naso all’insù a cercare la punta dell’abete rosso, sfiorando la corteccia bianca delle betulle e passeggiando fra le foglie di faggio, spunta subito un sorriso e l’idea di abbracciare un albero non sembra più così insolita.

“Addomesticare” gli alberi

di Davide Corengia

Gli alberi, come tutti gli esseri viventi, hanno bisogno di aria, acqua, cibo e un ambiente sano per vivere. Provvedono autonomamente a far fronte a questo loro approvvigionamento ma, spostate dal loro habitat naturale (boschi, foreste) e introdotte nel nostro ambiente (città, parchi, giardini) vanno aiutate a viverci. Le grandi piante devono così essere “addomesticate”.

Piccolo-Principe

Nessuno (o quasi, purtroppo) prenderebbe un cucciolo di cane per abbandonarlo senza cura in città. Non sarebbe vantaggioso per nessuno. L’animale soffrirebbe la fame e la sete e l’uomo in poco tempo si ritroverebbe un potenziale pericolo, come un cane randagio, vicino casa. Il cane, chiaramente, non ha colpe; è stato introdotto in un ambiente che non è il suo e per sopravvivere entra in conflitto con chi ne condivide il territorio. Per fortuna questo non avviene. Anzi, i cani addomesticati sono i nostri migliori amici, con i quali condividiamo i nostri spazi, i nostri momenti felici, e in cambio di cibo e acqua ci offrono protezione e compagnia.

Se ci pensate bene, anche per gli alberi intervengono le stesse dinamiche. Una pianta curata ci offre protezione riparandoci dal caldo, dalle forti piogge, e dall’inquinamento; e ci dona anche compagnia mantenendo vivo il nostro legame con la natura.

In realtà, gli alberi fanno molto di più. Producono ossigeno essenziale alla vita, legno per le nostre case e per i mobili, semi e frutti da mangiare e tante altre cose.

L’importanza degli alberi in città è essenziale e gestirli correttamente è quanto mai importante per poterne godere in sicurezza tutti i loro benefici.

Ma prendersi cura di un albero non vuol dire tagliare ogni suo ramo senza criterio quando lo reputiamo troppo grande o pericoloso, sarebbe come attaccare un cane alla catena o chiuderlo in una gabbia per impedirgli di morderci. Esistono metodi migliori e ne abbiamo prova ogni giorno osservando la complicità tra uomo e cane.

Per gli alberi questi metodi di “addomesticamento” fanno parte di una disciplina tecnico-scientifica chiamata arboricoltura, professione nata in America e oggi diffusa in tutto il mondo, in grado di offrire professionisti competenti per la cura e la gestione del patrimonio arboreo privato e pubblico.

Conoscere gli alberi, la loro vita e le problematiche legate al loro vivere in ambiente urbano è fondamentale per scegliere l’intervento corretto. Non si può ingaggiare dei potatori improvvisati e permettergli di tagliare indiscriminatamente ogni ramo della pianta o dimezzarne l’altezza. Questa tecnica chiamata capitozzatura è ancora oggi troppo diffusa in italia e ogni giorno centinaia di alberi ne sono vittime. Basta informarsi anche semplicemente digitando la parola capitozzatura su Google per capire quanto sia dannosa ed inutile questa tecnica.

Viale di platani capitozzato
Viale di platani capitozzato
Viale con alberi correttamente potati
Viale con alberi correttamente potati

Se quindi possedete una pianta o amministrate le piante comuni (tecnici comunali, amministratori condominiali, giardinieri…) non affidate la loro gestione senza prima conoscere le modalità d’intervento. Non selezionate i preventivi in base al prezzo. Tagliare ogni ramo principale è sicuramente più veloce e quindi economico che non eseguire una potatura selettiva con piccoli tagli su tutta la chioma. Piccole ferite che la pianta può rimarginare velocemente mantenendosi sana oltre che bella. La chioma sarà più luminosa e il vento sarà in grado di attraversarla senza esercitare sulla pianta forze eccessive.

I grossi tagli aprono invece ferite che la pianta faticherà a rimarginare, insetti e funghi avranno una comoda via di accesso per nutrirsi e causeranno un veloce indebolimento della struttura albero. Inoltre da questi tagli nasceranno nuovi rami, inseriti proprio nei punti più deboli e quindi più soggetti a rotture e schianti.

Quello che nel breve periodo era un risparmio di soldi a discapito di una bella pianta (un cedro senza cima o un faggio con tutti rami moncati non sono proprio appaganti per la vista, oltre che inutili dal punto di vista benefico) si rivelerà in seguito un susseguirsi di spese per gestire una pianta che per sopravvivere crescerà in maniera folta e disordinata.

Gli alberi sono esseri incredibili, risorse irrinunciabili per la vita dei quali possiamo prenderci cura nel migliore dei modi per poterne godere dei benefici anche in città.

Cura dell’albero: potatura verde

I principali vantaggi di una potatura verde secondo l’arboricoltura moderna.

Compartimentazione veloce dei tagli: i tessuti sono nel massimo dell’attività e reagiscono in fretta alle ferite isolandole e creando il callo più velocemente.

Rapida correzione della chioma: l’arboricoltore può eliminare i rami in competizione durante la loro massima attività, favorendo i rami che meglio formano la struttura portante dell’albero.

Maggiore durata dell’intervento: a parità di massa vegetale asportata riduce la risposta vegetativa delle piante in modo maggiore rispetto alla potatura invernale, facilitando il contenimento della chioma su soggetti molto vigorosi.

Chioma più ordinata e compatta: rispetto ad una potatura invernale si hanno minori riscoppi di vegetazione (succhioni).

Intervento più facile: i rami morti o deboli sono più visibili, rendendo il compito di identificazione da parte dell’arboricoltore più veloce e sicuro.

Intervento più preciso: la sollecitazione dovuta al peso del fogliame nei punti critici della struttura dell’albero consente all’operatore di verificare la stabilità e correggere l’ingombro della chioma nel periodo dell’anno in cui è massima.

Riduzione del fabbisogno di acqua: in condizioni di stress idrico-alimentare estivo tipico di alcune aree urbane, si riduce la quantità d’acqua assorbita dalle radici, in quanto viene rimossa una porzione di chioma.

Fonti

Condizioni tecniche di massima per la cura degli alberi (ZTV – Baumpflege) — P. Klug, La cura dell’albero ornamentale in città — C. Mattheck e H. Breloer, La stabilità degli alberi — L. Shigo, Modern Arboriculture

 

 

 

L’invasione degli alieni

dott.ssa Benedetta Palazzo

Quando passeggiate tra i boschi, in riva a un fiume o a un lago, o semplicemente in un parco in città, vi siete mai chiesti a quale specie appartengono gli alberi che vi circondano? È molto probabile che siate passati accanto a qualche acero americano (Acer negundo) o robinia (Robinia pseudoacacia), che abbiate osservato le fioriture dei ciliegi tardivi (Prunus serotina) o qualche bell’esemplare di quercia rossa (Quercus rubra) o cedro dell’Himalaya (Cedrus deodara). Questi sono soltanto alcuni esempi di specie aliene (dette anche specie alloctone o esotiche), ovvero vegetali o animali, introdotti accidentalmente o deliberatamente dall’uomo in luoghi al di fuori del loro habitat naturale originario. In molti casi le specie alloctone si adattano a stento al nuovo ambiente e si estinguono rapidamente, ma altre volte riescono a sopravvivere, riprodursi e insediarsi. A volte ci riescono talmente bene da diventare una vera e propria minaccia, arrecando gravi danni non solo agli ecosistemi ma anche alle attività agricole e zootecniche, causando una riduzione della biodiversità locale, provocando anche effetti sulla salute umana (es. allergie).

Le specie alloctone che hanno un impatto negativo sono note come specie invasive. Secondo uno studio di qualche anno fa, la flora esotica lombarda ammonta a 619 entità, pari a quasi il 20% della flora regionale stabile e oltre il 60% della flora alloctona italiana. La maggior parte di queste specie proviene dalle Americhe e dall’Asia. Gli organismi originari di aree molto distanti da noi, quindi, non si limitano a quelli che hanno costituito il nostro pasto di ieri sera – tacchino, fagiolini, pomodori e patate – né alla trota arcobaleno e ai germogli di soia che conserviamo in frigorifero per la cena di questa sera, ma sono ormai parte integrante dell’ambiente che ci circonda. Vediamo di seguito qualche esempio.

La robinia, un albero deciduo proveniente dal Nord America, fu introdotta in Francia da Jean Robin nel 1601 come pianta ornamentale. Oggi è diffusa ampiamente in gran parte d’Europa, in Italia è presente soprattutto in Lombardia e Piemonte. Si tratta di una specie invasiva, che nei boschi causa perdita di biodiversità in quanto soppianta le specie legnose autoctone (es. pioppi e salici).

Robinia - Crediti: Wikipedia
Robinia – Crediti: Wikipedia

Importato in Europa per la bellezza della sua fioritura, il ciliegio tardivo non è da meno della robinia. Dei suoi frutti sono ghiotti molti uccelli, che favoriscono così la diffusione dei semi e la nascita di nuove popolazioni, che hanno la meglio sulle specie autoctone (cioè originarie), con evidente perdita di biodiversità e degrado del patrimonio forestale.

Frutti immaturi di ciliegio tardivo. Crediti: Wikipedia
Frutti immaturi di ciliegio tardivo. Crediti: Wikipedia
Fiori e foglie. Crediti: Wikipedia
Fiori e foglie di un ciliegio tardivo. Crediti: Wikipedia

Il cedro dell’Himalaya, comune nei parchi e molto apprezzato per la sua bellezza, è un albero maestoso di dimensioni imponenti. Originario dell’Asia centrale, fu introdotto in Europa per scopi ornamentali. A differenza della robinia e del ciliegio tardivo, il cedro si è insediato “pacificamente”, senza creare impatti. Viene quindi considerato una specie esotica naturalizzata, ovvero una specie che, pur insediandosi nel territorio, non assume comportamento invasivo in quanto l’incremento dei loro popolamenti si verifica in prevalenza a margine delle vecchie generazioni e su brevi distanze.
Gli interventi di mitigazione degli impatti, il ripristino dell’ambiente originario (per quanto possibile) e la prevenzione sono alcune delle strategie in atto per contenere questo fenomeno sempre più in espansione.

Il Cedro dell'Himalaya Crediti: Wikipedia
Il Cedro dell’Himalaya. Crediti: Wikipedia

La presenza di specie esotiche naturalizzate, ovvero originatesi in altri luoghi e in tempi più o meno lunghi inseritesi stabilmente in un nuovo contesto geografico e ambientale, è un fenomeno che attualmente ha conosciuto un forte incremento. La facilità odierna insita negli spostamenti degli uomini e delle merci consente infatti di raggiungere una buona parte del nostro pianeta: in tal modo animali e piante possono essere trasportati, volutamente, ad esempio per motivi commerciali, o inconsapevolmente da un continente all’altro.

L’inserimento improvviso di una nuova specie in un ambiente a cui è estranea può avere degli effetti significativi e talora negativi. Alcune specie esotiche, prive di competitori o dovendosi confrontare con competitori “non attrezzati” dall’evoluzione nei confronti del nuovo venuto, hanno buon gioco moltiplicandosi e diffondendosi su vasti territori. Questo fenomeno, in alcuni casi più o meno consapevolmente facilitato dall’uomo, può innescare significativi impatti e trasformazioni difficilmente reversibili anche su vasti ecosistemi.

Tree climbing: 10 vantaggi per piante e proprietari

1 • Radici protette Non avvicinandoci alla pianta con pesanti automezzi evitiamo di compattare il terreno da cui traggono nutrimento e respirano le radici

2 • Non lasciamo il segno Non lasciamo ferite su tronchi e rami, spesso danneggiati dai movimenti di gru, scale o piattaforme aeree

3 • Interventi precisi     Muovendoci all’interno della chioma possiamo raggiungere tutti i rami ed intervenire solo dove serve

4 • Conosciamo le piante Entrando in contatto con ogni ramo possiamo osservare, ascoltare e sentire ogni debolezza o imperfezione dell’albero

5 • Qualità senza compromessi  Muovendoci dall’interno all’esterno della chioma possiamo rimuovere le parti secche o malate senza doverci aprire una strada come avviene negli interventi con mezzi meccanici

6 • Prati felici Dopo il nostro intervento non rimarranno i segni del passaggio degli pneumatici

7 • Accesso sempre consentito Non importa dove sia radicato l’albero, muovendoci a piedi e senza pesanti attrezzature possiamo raggiungerlo ovunque

8 • Massima sicurezza Operatori certificati e le più moderne attrezzature omologate per i lavori in quota rendono i lavori sicuri e veloci

9 • Emissioni ridotte Saliamo sulla pianta senza mezzi meccanici o veicoli a motore

10 • Non vi lasciamo al verde La conoscenza della moderna arboricoltura ci consente di effettuare interventi efficaci e durevoli nel tempo, eliminando il costo di continue manutenzioni